La via del gusto

Dal passato la storia di antichi paesini, famosi nel mondo per i suoi prodotti agricoli

La Marca Trevigiana è famosa nel mondo, oltre che per la sua economia e per le sue bellezze paesaggistiche, anche per i suoi innumerevoli prodotti dell’agricoltura. In particolar modo, gli Asparagi di Cimadolmo e il Radicchio di Treviso, che sono coltivati in aree della Provincia ricche di storia e fascino, che meritano di essere scoperte.

L’asparago bianco di Cimadolmo

La primavera e il duro lavoro di mani sapienti, nella tradizionale cucina veneta

Il grande fiume Piave, dopo aver lambito le pendici del Montello e della Pedemontana Trevigiana, si apre a ventaglio alla pianura. Lungo le sue sponde, sulle sabbie defluite tutt’attorno nel corso dei millenni, sono andate espandendosi le coltivazioni dell’asparago, soprattutto quello bianco. È una delicata prelibatezza primaverile, che impegna numerose famiglie di agricoltori nelle campagne di Ormelle, San Polo, Maserada, ma soprattutto Cimadolmo, attorno alla quale sono andati moltiplicandosi sagre e banchetti.

L’asparago bianco di Cimadolmo ha conosciuto, così, grazie alle sue ottime proprietà nutrizionali e al suo particolare sapore, una invidiabile notorietà in tutta Italia. Tra i suoi utilizzi ricordiamo soprattutto gli “asparagi con le uova”, “il risotto” ma anche le “vellutate”; il tutto accompagnato da un bel bicchiere di Raboso del Piave.

Il radicchio di Treviso

Una prelibatezza del parco del Sile

I radicchi, che noi oggi conosciamo in forme e colori particolari, appartengono tutti alla stessa specie, il Cichorium Intybus Silvestre. Pertanto, quello che noi oggi conosciamo come Radicchio di Treviso si tratta di una comune specie di cicoria che le sapienti ed esperte mani dell’uomo hanno trasformato in una prelibatezza gastronomica trevigiana.

La zona di coltivazione del “Radicchio Rosso di Treviso Tardivo IGP” è individuata in tutta l’area lambita dal Sile, che grazie alla sua acqua di risorgiva permette l’imbiancamento dei cespi durante l’inverno. Gran parte del territorio tipico di produzione è quindi inserito nell’area del Parco del Sile, un’oasi naturale di rara e particolare bellezza, che lambisce diversi comuni, da Quinto di Treviso a Dosson, Badoere, Silea e molti altri ancora.